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CENNI STORICI

 

Il primo documento storico a fare menzione di Pozzonovo è il “Catastico di Ezzelino” (databile tra il 1237 e il 1250): in esso sono nominati alcuni beni che la collegiata di S. Giustina (il duomo di Monselice) possedeva nella contrada “Puthei Novi[1].

Molto probabilmente, la contrada prese il nome di “Pozzo Nuovo” per distinguerla dalla contrada di “Pozzo Vaiano” che già si trovava in questa zona; non è dato sapere se il nuovo pozzo andò a sostituire il vecchio perché decaduto, o se effettivamente sorse una nuova contrada che andò ad assumere maggior importanza.

 

Sta di fatto che poco alla volta venne a costituirsi un nucleo abitato consistente, tale da indurre i canonici del duomo ad inviare un parroco per andare incontro alle esigenze spirituali dei coloni, troppo lontani da Monselice.

Infatti, dalla visita pastorale del 21 ottobre 1449 sappiamo che esisteva un “presbiter Laurentins de Calabria rector ecclesiae S. Marie de Putheo Novo[2].

 

In un primo tempo però, il cappellano non era obbligato alla residenza in paese; motivo per cui la piccola chiesa era affidata ad alcuni massari che non ne avevano troppa cura, come ci informa la relazione della visita pastorale del 1458.

Per questo fu deciso che anche Pozzonovo dovesse avere il suo prete in pianta stabile, nominato dall’arciprete del duomo di Monselice. E nel 1486 doveva già esserci, visto che sappiamo anche a quanto ammontava il beneficio (ossia, la “paga”) di don Antonio Gorzante, il quale, a detta dei suoi parrocchiani (circa 200 anime), “compiva bene il suo ufficio[3].

 

 

Per quanto riguarda l’aspetto politico e amministrativo, dobbiamo ricordare che nel periodo veneziano (1405 – 1797), il territorio della provincia di Padova era suddiviso in podestarie e vicariati. Pozzonovo era sottoposto a Monselice, nella quale risiedeva un podestà scelto fra i patrizi veneti[4].

 

Il territorio di Pozzonovo era genericamente definito “vallivo”. Tuttavia, al suo interno, sulla base del differente regime idrico variabile da luogo a luogo, si potevano identificare laghi, cuori, e pascoli[5], termini che in gran parte si sono riflettuti sulla toponomastica di molti paesi della pianura veneta.

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Di conseguenza, l’attività principale di queste terre era la pesca, i cui prodotti (carpe, scardole, tinche, triotti, lucci, anguille, gamberi d’acqua dolce) confluivano principalmente sul mercato di Padova[7].

 

A partire dal Cinquecento, le nuove famiglie veneziane, gli ordini monastici (i benedettini di S. Giustina in prima fila) e il governo della Serenissima, avviarono, spesso di comune accordo, vaste opere di bonifica delle paludi, per strappare terreno all’acqua a tutto vantaggio della produzione cerealicola (il retratto del Gorzon fu il consorzio di bonifica più significativo per le nostre terre).

 

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“Frutto” di questi lavori fu anche la piccola borgata di Stroppare, il cui nome compare nei documenti già verso il 1580: la contrada sorse a ridosso del Gorzone, nell’area un tempo occupata dal lago “della Griguola”, e prese il nome dalle tipiche piante della famiglia dei salici che crescono nei fossi, e utilizzate per lavori d’intreccio.

 

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Tutti questi passaggi non furono certo indolori: molti atti processuali testimoniano la difficoltà di tracciare nuovi confini, di dettare nuove regole e di avviare nuove attività economiche in zone nelle quali per secoli gli uomini avevano tratto vantaggio dall’acqua.

 

Fra il 1745 e il 1746 fu innalzata l’attuale chiesa parrocchiale (la terza nella storia del paese). Nella seconda metà del XVIII secolo essa andò arricchendosi di finissimi lavori di argenteria, attribuiti alla maestria di Angelo Scarabello, cesellatore estense, “tanto perfezionato che ha pochi che lo possano gareggiare[10].

Ultimati i lavori all’interno (soffitto, intonacatura, imbiancatura, rifiniture varie) la chiesa poté essere solennemente consacrata il 3 ottobre 1893 dal vescovo Giuseppe Callegari, come ricorda l’iscrizione marmorea sulla parete di sinistra.

Infine, nel 1910 venne ultimata la facciata, in stile classico, arricchita dalle statue di S. Luigi, S. Agnese e S. Atanasio, patrono di Pozzonovo.

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Le questioni delle valli si trascinarono fino all’epoca austriaca, quando Pozzonovo divenne comune di III classe, cioè con meno di tre mila abitanti, con a capo un’assemblea composta dai maggiori proprietari terrieri, a cui spettava il compito di eleggere il sindaco[12]. Monselice tuttavia rimase centro di riferimento per Pozzonovo, anche dopo il 1866, quando il Veneto venne annesso all’Italia.

 

Al 1889 risale la costruzione, su progetto di Marco Pezzolo, del pozzo, che da allora è l’emblema del paese.

 

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Pozzonovo, tuttavia, divenne Comune con pieni diritti solo nel 1927, quando Vittorio Emanuele III concesse al municipio lo stemma ed il gonfalone: un pozzo in pietra su sfondo blu, sormontato da una stella a cinque punte, “caratteristica d’italianità e di buon augurio”.

 


Complici la guerra e la disoccupazione, la cultura laico – socialista della piazza si univa, nel 1919, con quella più sovversiva dei braccianti e Pozzonovo diventò, come quasi tutti i centri della Bassa, un centro rosso.[14] Ben presto però l’avvento del fascismo mise a tacere le istanze socialiste, e anche Pozzonovo fu colpita dai lutti della guerra.

 

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Gli anni successivi furono caratterizzati dalla meccanizzazione dell’agricoltura, e quindi dall’emigrazione di molti compaesani verso le città industrializzate del Piemonte e della Lombardia.

 

 

Per chi volesse approfondire la storia del nostro paese attraverso fonti edite, noi consigliamo i seguenti lavori:

-      Pozzonovo, immagini e cronaca, a cura della Biblioteca e del Comune di Pozzonovo, 1991;

-      Parlano anche le pietre, sintesi storica dalle origini ai giorni nostri 1449 – 2002, a cura di Don Pio Cattelan, 2002;

-      Francesco Bottaro, Pesca di valle e commercio ittico a Padova nel Quattrocento, Padova, CLEUP Editrice, 2004.

 

Se qualcuno è a conoscenza di altri testi inerenti la storia di Pozzonovo, non esiti a segnalarcelo!

 

 note

[1] Parlano anche le pietre, sintesi storica dalle origini ai giorni nostri 1449 – 2002, a cura di Don Pio Cattelan, 2002, pag. 3.

[2] Parlano anche le pietre, pag. 4.

[3] Parlano anche le pietre, pag. 4.

[4] Archivio Storico di Pozzonovo, introduzione, I.

[5] Francesco Bottaro, Pesca di valle e commercio ittico a Padova nel Quattrocento, Padova, CLEUP Editrice, 2004, pagg. 14, 15.

[6] F. Bottaro, Pesca di valle, pag. 32.

[7] F. Bottaro, Pesca di valle, pagg. 47, 48.

[8] Pozzonovo, immagini e cronaca, a cura della Biblioteca e del Comune di Pozzonovo, Bagnoli di Sopra, Stampe Violato, 1991, foto n°85.

[9] Pozzonovo, immagini e cronaca, foto n°54.

[10] Parlano anche le pietre, pag. 8.

[11] Parlano anche le pietre, pag. 2.

[12] Archivio storico di Pozzonovo, introduzione, II.

[13] Pozzonovo, immagini e cronaca, foto n°31.

[14] Pozzonovo, immagini e cronaca, pag. 21.

[15] Pozzonovo, immagini e cronaca, foto n°139.

 
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